I burattini di Otello Sarzi sono “roba che nasce e muore - razza umana non robot o mutanti”. Questa dichiarazione di stima di Dario Fo ben sintetizza il lavoro e l’arte di Otello Sarzi, la cui esperienza non cessa di influenzare le nuove generazioni di burattinai.
Nato nel 1922 a Vigasio in provincia di Verona, Otello Sarzi è figlio d’arte, dato che suo nonno Antonio e suo padre Francesco erano burattinai affermati. La tradizione familiare non sembra tuttavia attirare il giovane Otello che in un’intervista ha affermato: “In realtà non credevo nei burattini. Aiutavo mio nonno, a volte il mio papà, ma da ragazzo non ero portato al mestiere”. Un importante avvenimento lo convinse però a cambiare idea. Nel novembre del 1951, Sarzi lavorava alla Camera del lavoro di Novara impegnato ad accogliere le persone sfollate dal Polesine dopo la Grande alluvione. Un giorno, per rallegrare un gruppo di bambini e di ragazzi che piangevano, Sarzi improvvisò uno spettacolo utilizzando i vecchi burattini di famiglia. Il successo fu immediato e da quel momento l’arte del burattinaio divenne il suo lavoro.
Sin dagli esordi, Sarzi unì la tradizione alla sperimentazione, creando un linguaggio artistico che fondeva le secolari peculiarità del Teatro di figura con tecniche e stili nuovi. Da qui la decisione di abbandonare la collaborazione con la famiglia, che prediligeva spettacoli indirizzati soprattutto ad un pubblico di bambini e di ragazzi, per creare nel 1957 a Roma il Teatro sperimentale burattini e marionette. Gli scopi perseguiti dal TSBM erano da un lato la volontà di recuperare il linguaggio teatrale tradizionale dei burattini, d’altro lato la ricerca di nuove tecniche che potessero conquistare un pubblico più ampio sia di bambini sia di adulti. Sarzi mise in scena rappresentazioni tratte da testi di Brecht, Beckett, Jarry, Majakovskij e affrontò il grande repertorio della tradizione operistica classica.
All’inizio degli anni Settanta, Sarzi trasferì il TSBM a Reggio Emilia dove iniziò una proficua collaborazione con l’Amministrazione comunale e con il Teatro municipale.
Risalgono a questo periodo le sue prime collaborazioni con la Rai che trasmise un allestimento dell’Ubu roi di Jarry e La scoperta dell’America di Cesare Pascarella con un giovane Gigi Proietti tra i protagonisti. L’esperienza del TSBM si esaurì verso la metà degli anni Novanta. L’esperienza artistica di Sarzi, morto nel 2001, prosegue oggi grazie al figlio Mauro che nel 1969 fondò il Teatro delle Mani di Cagliari.
La scelta degli organizzatori di Maribur di dedicare la rassegna ad Otello Sarzi appare dunque come un piccolo ma doveroso omaggio ad una delle figure più importanti del Teatro di figura e dell’arte italiana in genere della seconda metà del Novecento.
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